L'ONDA

tsunami

Sono anni che il Giappone conosce il pericolo che corre. Qualche pittore è riuscito a descrivere forse meglio delle immagini che si vedono in questi giorni cosa succede quando un onda gigantesca si abbatte su case, scuole, fabbriche, centrali nucleari, uomini. Sulla Vita di ogni giorno. E ci rendiamo conto, come scriveva un Amico qualche giorno fa "basta nulla per essere spazzato via…per moririe…e qui inizi a riflettere quanto non valga la pena litigare…prendersela con le persone, con le situazioni…ma bisogna VIVERE e cercare di cogliere sempre gli aspetti positivi e accontentarsi" .

Non faccio parte di quella schiera di persone che si accontentano. In qualche modo cerco sempre di tentare di raggiungere gli obiettivi. Di arrivare dove voglio veramente arrivare. E tante volte non ci riesco ma pazienza.Almeno posso dire di avere tentato. Ma quando accadono cose come quelle che sono accadute in questi giorni capita veramente di fermarsi e pensare. Le cose non dette a persone a cui vogliamo bene. Anche una semplice parola . Un sorriso. Una carezza. Da un giorno all'altro qualcuno a cui teniamo potrebbe non esserci più. Noi potremmo non esserci più Ma magari potremmo renderci conto prima del'ultimo respiro che abbiamo mancato in qualcosa. Che qualcosa è mancato a noi. E nonostante poi non avrebbe più importanza perchè non ci sarebbero più minuti da trascorrere, primavere da assaporare, inverni da passare accanto ad un camino, quell'ultimo istante di consapevolezza è una sensazione che non si dovrebbe provare rimpiangendo una Vita che non abbiamo vissuto ma che avremmo voluto vivere.Vale per noi. Vale per gli altri. Nessuno dovrebbe vivere e rendersi conto all'ultimo minuto che quello che ha fatto non lo ha avvicinato a nessuno. Che la vita non ha avuto un senso. Che un senso c'è. E siamo noi a darglielo. Siamo noi, con le nostre scelte. Con le nostre azioni. Perchè anche se credo nel destino, che non tutto accade per caso, credo anche che la maggior parte delle volte siamo noi a decidere se fare o non fare. Siamo noi a decidere se dire o non dire. E sono le nostre azioni, le nostre parole che mutano la nostra vita e quella di chi ci sta intorno. In meglio. Ed in peggio.

Ho pensato e penso tutt'ora a tutti quelli che non hanno più un posto dove dormire. Che in pochi minuti si sono ritrovati senza un tetto sulla testa. Non c'è più un libro sul comodino da leggere. Non c'è più una televisione da guardare. Non c'è più un piatto da lavare. Non c'è più una collana da indossare. Non ci sono più i vestiti preferiti da scegliere. Non c'è più la cartolina che abbiamo ricevuto quando eravamo piccoli e che abbiamo conservato gelosamente in un cassetto della scrivania. Non c'è più il nostro peluche preferito che prendeva polvere su qualche mensola. Non c'è più una macchina che magari stai ancora pagando. Non c'è più una casa che avevi appena comprato. Non cè più una sorella. Una mamma. Uno zio. Un nonno. Un figlio. Qualcuno è sopravvissuto. Con la paura che qualche malattia dovuta a delle radiazioni riesca a portare a termine quello che il mare non ha sradicato. Con la paura che i tuoi figli crescano respirand aria impura. La stessa paura che abbiamo noi ora, a kilometri di distanza, al caldo nei nostri letti, al sicuro sul nostro divano, con la consapevolezza che potrebbe capitare qualcosa adesso, fra qualche minuto domani, ma continuando comunque, come deve essere, a fare la solita vita forse con la consapevolezza in più che queste cose accadono. A tutti. Indistantamente. Non esiste il colore della pelle. I soldi. La cultura. Domani potrebbe non essere il solito giorni. E allora forse impariamo ad approfittare. A fare quel poco che possiamo fare per vivere le relazioni umane al meglio. Per tentare di essere migliori. Per Vivere e non per sopravvivere. 

Una catastrofe come questa da da pensare. Ma ogni giorno accade qualcosa per cui vale la pensa pensare.Un incidente in macchina. Un male incurabile. Qualcuno che conosciamo che non c'è più. Qualcuno che non conosciamo ma che ci sembra di conoscere da quella foto di quel giornale, così giovane e solo all'inizio di un percorso che non potrà mai finire. Ogni giorno accade qualcosa per cui vale la pena pensare. E' giusto andare avanti. Bisognerebbe solo ricordarsi, durante un litigio, durante un conversazione con qualcuno a cui vuoi bene ma che ancora non lo sa, durante un momento di sconforto che domani potrebbe non andare come pensiamo. Potrebbe non essere il solito giorno sempre uguale. Potremmo incontrare qualcuno di speciale. Potremmo perdere qualcuno di speciale. Qualcuno di speciale potrebbe perdere noi.

Vivi. Come se ogni giorno fosse l'ultimo. Pensa come se non dovessi morire mai!

Qualcuno l'ha detto.

E aveva ragione.

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