FAR EAST FILM FESTIVAL – PARTE II

Ho visto un film bellissimo. Un film tragico ma splendido. Aftershock. Parla del terremoto che distrusse la citta di Tianshan in Cina e fece 240.000 vittime. Mi chiedo come sia possibile quantificare una cosa del genere. Quando ci sono certe catastrofi in numero diventano cifre tonde. Pensateci.Riusciamo a quantificare le vittime fino a quando si tratta di centinaia ma arriva un punto in cui i numeri diventano cifra tonda. i morti sono tutti racchiusi in quegli zero. Ma in Cina, in quella città rinata dalle ceneri hanno costruito un muro alla memoria. Un muro su cui sono incisi i nomi di tutte quelle persone che non ci sono più. Quelle persone che rimarranno per sempre nella memoria di un padre, una madre,una sorella. Sono le persone che ci circordano che ci rendono vivi. Se non ci fosse nessuno a ricordaci non saremmo che una vita vuota. Un qualcosa di passeggero. Il film mi è piaciuto per quello che ha mostrato. Per quella Cina che mi ha sempre affascinato. per quella forza che ha il popolo cinese a dispetto di quello che dicono tutti quelli che di quella cultura non conoscono niente. Neanche come si chiama la capitale. Quelli che ci fanno affari perchè pensano che i cinesi siano come formiche che lavorano incessantemente e non capiscono cosa si nasconde dietro. Quale cultura li ha portati ad essere come sono. A lavorare tutto quel tempo. A festeggiare le loro feste. A palrare la loro lingua difficile ma meravilgiosa. E ho pianto. Ho pianto per tutte quelle persone morte. Anche se la morte non è stata quella di persone conosciute. Un pianto di dispiacere umano. E un pianto di gioia fin da primi minuti, una stretta allo stomaco da quando ho sentito nelle mie orecchie il suono melodioso di come si prinuncia un ideogramma cinese. E quando ho potuto leggere gli stessi ideogrammi. E mi sono ricordata che in Cina tutti i programmi sono sottotitolati in cinese per permettere a tutti di capire. Perchè è l'unica cosa che è uguale per tutti. Mentre la lingua no. Quella cambia.Quella ha toni e pronunce doverse. E l'emoziuone quando riuscivo a capire cosa dicevano. Frasi di senso compoiuto. E piano piano i ricordi sono riaffiorati. E' vero. Una lingua non si disimpara. La puoi mettere in un angolino della testa, fare difficiltà all'inziio. Ma piano piano ritorna tutto alla mente. E' successo anche a me. Insieme alle parole, anche pezzi della mia vita in Cina. E continuo a chiedermi perchè sono ancora qui….

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