QUESTIONE DI DANNI

Solitamente in questo posto parlo di me. Di tutto quello che mi accade. Di quello che sono, di quello che vorrei essere. Non ci sono freni. Forse questo è davvero il posto dove qualcuno potrebbe conoscermi veramente.

Eppure ci sono cose di cui ho parlato poco. Un po’ in sordina. Mi sono sfogata. Ho cercato conforto in questa pagine ma sempre in punta di piedi. Perchè non è una cosa di cui mi piace parlare.

Come se avessi qualche colpa che in realtà non ho.

L’avevo già scritto qualche post fa.Avevo già parlato dell’Epatite C. Del fatto che in Italia ci sono un sacco di persone che ne sono infette e soprattutto del fatto che molte di queste persone non lo sanno. Giovedì 07 mi sono recata a Padova. Per fare una visita. Una di quelle visite che devono essere fatte per avere un’indennizzo.

Avevo fatto domanda nel lontano 2010. Su insistenza dei miei genitori che io più lontano sto da ospedali, medici, avvocati e burocrazia meglio sto. Ma tant’è alla fine mi hanno convinto. E la domanda è stata compilata e spedita.

Quello che deve essere accertato è:

IL NESSO ovvero che tu l’epatite l’hai presa causa trasfuzione da sangue infetto perchè la sacca non è stata controllata

LE TEMPISTICHE ovvero che la domanda è stata presentata entro i termini previsti dalla legge

IL DANNO ovvero che la trasfusione ha causato un danno nel tuo corpo.

Se fai strike vieni inserito in una tabella sulla base dell’entità del danno e ti viene riconosiuto un indennizo mensile. A vita.

Mi sono informata prima di partire. Per curiosità più che altro. Volevo capire che tipo di domande avrebbero potuto farmi. Ma da questo ho imparato solo che l’ignoranza a volte è una grande amica. Perchè ho scoperto cose che non volevo sapere. Che facevo finta di non sentire. Che preferivo evitare. Il fatto che esiste gente che, fatta la terapia cui mi sono sottoposta anche io (e con buoni risultati direi visto che sono negativa da ormai 2 anni) dopo anni torna ad essere positiva. Mi sono informata perchè ho pensato che ormai ero in ballo e balliamo. Ma anche perchè i miei in qualche modo ci tengono. Forse hanno metabolizzato meno e peggio di me la malattia.

Come il giorno prima di un colloquio di lavoro ho pensato alle mille domande che potevano essermi fatte. E a cosa avrei potuto dire per essere convincente.

E con questo mio bagaglio di “cultura” mi sono presentata alla visita. Non ho dormito per giorni. Ero agitata. E non so nemmeno io per cosa. Se avessi la certezza di essere guarita io là non ci sarei andata. Eppure la certezza non ce l’ho. Con l’epatite ci devi convivere. Devi imparare a non pensarci.

Ma davanti a quell’uomo che aveva appese al muro le foto dei figli che giocavano felici, quando mi sono sentita dire che:

-Sì, il nesso c’è. Un donatore. Una persona che ha donato sangue fino al 1990.

-Sì, la domanda è stata presentata in tempo.

-Bene. Allora le facciamo sapere.

Scusi, ma e il danno? – ho chiesto io.

-Bhè, a vedere le analisi dire che il danno non c’è. Ma non mi sbilancio più di tanto. Voglio prima controllare. La risposta le arriverà a casa fra 6-7 mesi.

Ecco. Il danno non c’è ha detto. Ed io ho pensato che avere l’epatite è un danno di per se. Che se non avessi un danno non avrei dovuto bucarmi per 6 mesi o prendere delle pastiglie. Avrei voluto chiedergli, visto che non c’è alcun danno, se in caso di bisongo, per i suoi bei bimbi che giocano in quelle foto avrebbe scelto una sacca del mio sangue o di una persona che non ha mai avuto l’epatite. Avrei voluto chiedergli se davvero sa cosa si prova a vivere non pensando. Perchè non ci sono alternative. Se vuoi fare una vita sana, una vita degna di essere chiamata tale non puoi lasciarti andare. Non ci devi pensare o comunque se ci pensi devi essere positivo. Qualcuno potrebbe dire che deve essere un atteggiamento comune. Che dovrebbe valere per tutti perchè esistono i tumori. Certo, esistono, potrebbero capitare a me. O  a te. Ma non ne hai la certezza. Io invece so che l’epatite c’è.

I soldi non fanno la differenza perchè non cambierebbero nulla. Questo pensavo quando mia mamma mi ha trascinato dall’avvocato 2 anni fa. Questo penso ancora eppure adesso lo vedo come un diritto per qualcosa che mi è stato fatto a pochi giorni di vita. Qualcosa che non ho chiesto. Qualcosa che poteva essere evitato.

Nonostante tutto comunque sono positiva. Vivo come se non avessi niente. Ma mi infastidisce questo atteggiamento. Mi infastidisce questa burocrazia, la gente che ti dice che il “danno” non c’è quando c’è gente che non vede che porta i figli a scuola in macchina guidando.

E’ la solita storia. A chi tanto a chi niente. C’è chi vive sulle spalle degli altri e invece chi fa le cose come si deve e la prende in quel posto.

Come mi ha scritto un Amico “la vita è una tempesta ma prenderla nel culo è un lampo”.

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10 pensieri su “QUESTIONE DI DANNI

    1. si infatti. tutto il tempo speso per curarmi. gli effetti collaterali. in fondo è qualcosa che si poteva evitare è che mi è stato attaccato. mica mi è nato così come un’influenza. ma a volte certe cose non contano!

  1. Scandalizza il fatto che “burocraticamente” sei sana, in pratica forse no.
    Vorrei che chi facesse le regole abbia la coscenza di quello che è il soffrire un danno che, per giunta, non ce lo siamo cercato. Sarei stato curioso a sentire la risposta alla domanda se lui stesso avrebbe accettato (in caso di bisogno) un donatore con una storia come la tua.

    Ma d’altra parte sarei semplicemente contento che non sto più male.

    Ed un fanculo alla “sanità pubblica”!

    1. magari al momento mi avrebbe anche detto di si(per non creare problemi in caso di risposta negativa come io penso sarà)

      in fondo è il suo lavoro. Questo però non rende le cose meno ingiuste!

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