UNA MAPPA PER LA FELICITA’

Tempo fa sono stata a teatro. Uno spettacolo mediocre così come lo era quello che potevo osservare voltandomi alla mia sinistra. C’era una coppia. Due persone normali. Quello che mi ha colpito però è che non parlavano. Stavano fissi con gli occhi sul palco in attesa che iniziasse qualcosa. Mi piace osservare la gente. Mi piace osservare come le persone interagiscono fra di loro. I sorrisi che si scambiano. I gesti. Se si sfiorano oppure se lasciano delle distanze fra loro. Come parlano e cosa dicono. Loro non parlavano e questo mi ha lasciata perplessa, mi ha messo un po’ di tristezza. Sono consapevole del fatto che ci sono persone che anche se hanno molto da dirsi in realtà non hanno molto da condividere così come si sono persone che parlano anche stando zitte. Riescono a comprendersi senza necessità di emettere alcun suono. Preferisco le persone che stanno zitte se non hanno niente da dire a quelle che parlano solo per coprire silenzi imbarazzanti. Io preferisco stare zitta se non so che dire così come adoro parlare con quelle persone con cui parlare è naturale quanto lo è respirare. Non ci devi pensare le parole si formano da sole nel cervello ed escono senza alcuna fatica. E’ naturale. E’ istinto. Ma l’istinto si può soffocare. Io ho imparato a farlo all’occorrenza. Ho imparato a simulare. Ho imparato a non dire. Ho imparato a dire cose leggere perché non tutti hanno voglia di ascoltare davvero e alcuni non ne sono nemmeno capaci. Ho imparato a sorridere anche quando non ho voglia di sorridere perché non tutti hanno voglia di capire e alcuni non  ne sono nemmeno capaci. Ho capito che non mi pesa davvero tutto ciò fino a quando lo devo fare con estranei. A volte mi chiedo però se questo non mi abbia fatto perdere delle occasioni. I muri sono difficili da scalare, la scalata comporta fatica e non tutti sono disposti a farla soprattutto se non sai cosa c’è dall’altra parte. Non tutti hanno il gusto dell’avventura. Come quando trovi un sentiero che non sai dove ti porterà ma ti piace e decidi di provarci lo stesso. Potrebbe essere un tramonto mozzafiato o potresti trovare solo cemento. E io allo stesso tempo non sempre sono disposta a rischiare. La fiducia è uno dei più grandi doni che qualcuno ti possa fare. E ogni volta che incontri una persona devi decidere se la vuoi conoscere davvero. E per fare ciò devi fidarti, abbassare le difese. Metterti a nudo o almeno provarci e allo stesso tempo essere disposto a capire chi hai di fronte. A guardare oltre.  Il rischio è sempre quello di rimanere soli. Puoi incontrare qualcuno e non fidarti e puoi incontrare qualcuno e decidere di provare. E può andare male. Mi chiedo se le persone che possono essere definite sole lo sono perché non ci hanno mai provato o perché hanno avuto la sfortuna di imbattersi in persone per cui non ne valeva la pena. Mi chiedo per quanto tempo uno possa essere disposto a provare. Non credo che le persone siano fatte per stare sole. Non credo che le persone siano state concepite per non provare mai nella loro vita che cosa significhi Amore o Amicizia. Eppure, per quanto mi riguarda, se conosco benissimo cosa significhi avere degli Amici veri allo stesso tempo, guardando indietro, non sono più poi così sicura di sapere che cosa sia davvero l’Amore. Mi chiedo se sarò ancora disposta a provarci. Mi chiedo se le persone che non si parlano perché non hanno davvero niente da dirsi sono sedute lì vicine le une alle altre perché hanno perso la voglia di rischiare. Di faticare, salire, arrivare in alto perché la felicità sta in cima e il rischio è quello di cadere e farsi davvero male. Una caduta nel vuoto. E ogni volta devi rialzare la testa, guardare dove si trova la cima e riprendere il cammino. Qualcuno lo fa. Qualcuno decidere di rimanere a fondovalle. Io al momento ho come l’impressione di essere in cerca di una mappa.

 

 

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33 pensieri su “UNA MAPPA PER LA FELICITA’

  1. Questo post mi è piaciuto particolarmente, forse perchè mi rispecchio molto in ciò che dici, sono per i silenzi che dicono tutto e da appasionato osservatore di persone mi rendo conto che per la maggior parte di loro, il silenzio è solo un periodo di non comunicazione.
    Complimentoni.

  2. “E lei ora desidera. È uscito del letargo della sua rassegnata solitudine, ha scoperto la fame del suo cuore, sa che la mela è proibita, ma desidera. Non avrà più pace, né dieta. Non c’è filosofo che possa venirle in aiuto, nessun libro, nessuna saggezza. Soffrirà, il suo cuore, lo stomaco e le viscere andranno in subbuglio, il suo istinto di Homo erectus potrà essere temprato, ma non vinto. La mela è caduta dall’albero del destino. Si prepari”
    Stefano Benni
    Di tutte le ricchezze.

    Tesoro, la mappa te la fai da te.
    Con quei quattro o cinque punti fermi che hai già disegnato nella vita, e con le nuove coordinate che hai già deciso di esplorare.
    E naviga!
    Col bel tempo, con la bonaccia e le tempeste.
    E se la burrasca ti sommerge?
    Beh, di qualcosa bisogna pur morire.
    Naviga.

    1. Vetro, non è che non voglio navigare. La questione della mappa è più un problema di dove andare ma non perchè io non sappia cosa fare anzi, perchè davanti a me ho un sacco di possibilità. Questo è un bel periodo e mi posso perfino definire felice. Quello che vorrei è prendere una strada giusta anche se una strada giusta credo non esista ma almeno vorrei quella strada dove la felicità dura il più a lungo possibile. Poi qualsiasi cosa accada io sono pronta a salire e anche a rialzarmi se dovessi cadere.

  3. leparoledinessuno

    Dalla mia ultima esperienza ho capito (dopo una vita) che in definitiva si sta tutti in guardia. Come se la Vita fosse una Guerra.
    Credo sia importante uscirne con meno ferite possibili e sperare sempre d’aver ‘ammazzato’ qualcuno.
    Credo che (forse per lo stesso benessere che viviamo) alimentiamo (tutti) quella disgrazia di nome ‘Incomunicabilità’.

    … Per ciò che hai espresso, ti sento molto vicina.
    Ciao.

    1. Non sono proprio d’accordo nel senso che è vero che è giusto cercare di strae in guardia ma io ho imparato che meno ferite uno ha meno ha vissuto veramente. Le ferite fanno parte del pacchetto quello che possiamo imparare è a curarle. Non sempre evitarle vuol dire stare bene. I momenti più felici sono anche quelli in cui dopo rischi davvero di stare male ma il male passa. I ricordi belli restano.

      Per quello dico che senso ha, se non hai più parole da scambiare con qualcuno, starci insieme?

      1. leparoledinessuno

        … Infatti ! Non ha alcun senso… Percorro altre strade ! Il problema di fondo invece è quello d’esser fatti come la natura, l’educazione e quant’altro ci ha fatto arrivare fino qui. Probabilmente ho imparato poco, oppure ho imparato male ma, in definitiva i ricordi più belli sono legati a cose che con i rapporti umani (quelli intensi) hanno poco a che fare. Le ferite sono talmente tante e le gratificazioni così poche, che alla fine ci si scontra con la propria essenza: Allora sono veramente sbagliato !

        Ciao.

      2. Ma non che non sei sbagliato anche perchè non esiste giusto o sbagliato. Ognuno deve fare quello che ritiene di voler fare per cercare di stare bene, non esitono percorsi stabili o verità assolute (forse così sarebbe tutto più facile). L’importante è non smettere mai di cercare quello che ci rende felici!

  4. Credo che non si possa perseguire la felicità, poichè la felicità non è uno stato, qualcosa che si acquisice e ci appartiene: è volatile, istantanea, si fa assaggiare da tutti ma non può essere posseduta da nessuno.
    Ognuno ha la sua mappa personale di desideri, passioni, paure da vincere o da subire. Alcune mappe restano arrotolate, come nuove, relegate nel cassetto polveroso dell’abitudine e della rassegnazione.
    Altre sono consunte, sporche d’inchiostro, perché nuove destinazioni vengono aggiunte, nuove vie vengono tracciate dall’esperienza e dagli incontri. Incontri e parole. E anche silenzi, se condivisi da persone sicure del reciproco affetto. Compagni di viaggio.
    Un saluto dalla bakaneko.

    1. No, infatti più che perseguire la felicità uno cerca di raggiungere obiettivi che possono farlo stare bene e renderlo felice ma alla fine è un po’ come inseguire la felicità o almeno mi piace pensarla così. Comunque mi piace questa tua descrizione delle mappe, la mia è decisamente sporca di inchiostro e consunta perchè sono sempre alla ricerca di nuovi posti, nuove persone, nuove esperienze.

      Grazie Bakaneko un bellissimo commento!

  5. Tu la mappa l’hai sicuramente. Forse devi solo unire i puntini per capire quale strada vuoi prendere ma mi sembra che, se anche stessi andando alla cieca, tu non stia sbagliando. Anche perché per parlare non c’è bisogno di aprire la bocca.

    1. Speriamo che non capiti come quando ero piccola che ogni volta che giocavo a qualla cosa dell’unire i puntini saltavo sempre qualche numero e mi ritrovavo un disegno incomprensibile!
      No infatti, a volte ad esempio è più facile capire dai gesti che non dalle parole.

  6. Il rischio è sempre quello di rimanere soli. Puoi incontrare qualcuno e non fidarti e puoi incontrare qualcuno e decidere di provare. E può andare male. Mi chiedo se le persone che possono essere definite sole lo sono perché non ci hanno mai provato o perché hanno avuto la sfortuna di imbattersi in persone per cui non ne valeva la pena. Mi chiedo per quanto tempo uno possa essere disposto a provare. -> questo pezzo mi è piaciuto in modo particolare.
    Che si fa presto a dire che uno la mappa se la fa da sè.. ma contano anche le situazioni. Gli incontri. Dove si vive. Dove si lavora e quanto tempo resta oltre il lavoro.
    Anche a me mettono tristezza le coppie che non parlano al ristorante o prima che inizi uno spettacolo o sul treno. Anche se non bisognerebbe farsi influenzare dall’apparenza e loro sono molto più contenti di quanto non sembri.
    Dipende anche dalle aspettative.

    1. Concordo non è detto che chi non si parla sia per forza una di quelle coppie che non ha nulla da dirsi però certe cose, certe situazioni le senti e capisci se c’è l’intesa oppure se è un silenzio di quelli pesanti. Era un silenzio pesante.

      E anche per quanto riguarda il resto sono super d’accordo. Uno può decidere di prendere una strada ma poi lungo il cammino possono capitare mille ostacoli, anche ostacoli che ti faccio cambiare rotta non di tua volontà.

  7. Banalmente e velocemente ‘va dove ti porta il cuore’! Nessuno ha ls ricetta della felicità che nn viene elargita in unica soluzione ma a goccioline che forse riempiranno un cucchiaio o il bicchiere o il mare. Aspettiamo.
    Le persone torve sono sole. Un sorriso una gentilezza sono l’esperanto che apre al dialogo.
    Shera

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