DAY TWO – FUORI PIOVE

Mi sveglio la mattina e per una frazione di secondo il pensiero va sempre lì. Oggi non ci sarà un messaggio. Domani nemmeno. Un velo di tristezza. La mattina appena sveglia sotto il piumone è il momento in cui le difese sono più basse ed i pensieri si insinuano.

Poi la giornata inizia e la solita routine ti prende e non ci pensi quasi mai.

Penso che oggi è meglio di ieri. E va bene così.

Penso che in fondo quella vocina nella testa che mi diceva “basta” aveva ragione.

Penso che forse il cervello ha avuto per una volta la meglio sul cuore.

Spesso non è tanto la perdita di qualcuno che ti butta a terra perchè in fondo nel mondo siamo in tanti e ci sono milioni di occasioni per conoscere belle persone; è il doversi confrontare con se stessi, il dover rendersi conto dei propri limiti, il dover accettare certe situazioni che non significa però che dobbiamo stare a guardare.

Il rifiuto è una pillola amara da mandare giù.

AMERICAN LAND

“There’s diamonds in the sidewalk, there’s gutters lined in song
Dear I hear that beer flows through the faucets all night long
There’s treasure for the taking, for any hard working man
Who will make his home in the American land
Who will make his home in the American land
Who will make his home in the American land”

Ho viaggiato tantissimo. Ho ancora voglia di viaggiare.

Sono finalmente tornata a casa.

Dico finalmente perchè Casa è sempre Casa. Quel posto dove ricaricare un po’ le batterie. Tirare i fili di mille discorsi e parole ed emozioni e sensazioni che questo mese (giorno più giorno meno) di “vacanze” mi ha dato.

Il viaggio in America è stato davvero faticoso. Ho dovuto imparare (e ancora non sono convinta di esserci riuscita davvero) ad interagire, capire, parlare, assecondare, far ragionare dei perfetti sconosciuti. Il tutto in 12 giorni. E credetemi, non è per niente facile.

Le persone sono davvero complicate e soprattutto ho avuto l’ennesima conferma che le persone sono strane. E non sempre sono come sembrano. Che la prima impressione non è sempre quella che conta. Non è sempre vera e veritiera.

Ho imparato che dovrei essere più paziente. Ho imparato che dovrei essere più caparbia nel far valere le mie ragioni se ci credo.

Però è stato un viaggio meraviglioso e ancora faccio fatica a raccontarlo perchè una parte di me sa che non è possibile davvero riuscire ad esprimere con parole quello che i miei occhi hanno visto. Quello che la mia pelle ha percepito, il naso ha odorato.

Ho visto le famose stelline lungo la Walk of Fame ed ho potuto appoggiare le mie mani su mani di personaggi che ammiro.

Ho visto la luna e Los Angeles di notte ma non ho visto la scritta Hollywood perchè il traffico mi ha fatto arrivare tardi sulla famosa collina. Che non è illuminata!!!!

Ho fatto il bagno nell’oceano e attraversato a bordo di un trenino boschi di sequoie e laghi su cui si specchiano da secoli montagne gigantesche.

Ho respirato l’aria della 17Miles Road, calpesato le sue spiaggie dalla sabbia fine, visto un pino solitario e giocato con gabbiani che si mettevano in posa per una foto.

Ho giocato a risiko con delle blatte.

Ho pedalato sul Golden Gate Bridge e mangiato dei gamberetti buonissimi. Ho camminato per decine di salite e anche se poi c’è sempre una discesa la cosa non le rende meno faticose! cretedemi!E allora per ovviare ho preso una cable car!

Ho camminato fra i corridoi di Alcatraz e ho avuto la fortuna di ammirare un tramonto spettacolare e San Francisco illuminata dalle luci della sera e dalla luna che si specchiava sulla baia.

Sono entrata a Wall Street.

Ho ascoltato una Messa ad Harlem (e ho pensato per un secondo che potrei anche cambiare religione incantata dalle parole e dalle musiche ma poi mi sono resa conto che non sono per niente intonata).

Ho passeggiato per la Highline, e mangiato un hamburger di quelli degni di essere chiamati tali.

Ho fatto shopping (il ché non sta aiutando le mie finanze in questom momento).

Mi sono distesa a central park e ho guardato alberi verdi e grattacieli che spuntavano fra le fronde. Anche scoiattoli che sembrano gatti!

Ho assaggiato un po’ d’America.

E poi sono tornata a casa.

E tante cose sono cambiate nel frattempo.

I miei ricordi sono tutti nella mia mente. E in alcune FOTO!

L’ATTESA

Per una volta ci sto andando con calma. Nel senso che ancora non ho nemmeno ricevuto o ricambiato un bacio. E la cosa non mi dispiace affatto. Solo qualche sfioramento al cinema. Per provare quella sensazione di brivido che percorre la schiena quando non conosci qualcuno ma vorresti conoscerlo. Quando senti che c’è qualcosa che ti attrae. Gravità. E’ strano. Mi sono sempre piaciuti gli inizi. Solo che li ho sempre bruciati un po’ troppo in fretta. Invece ho trovato qualcuno che sa farti gustare ed assaporare ogni momento. Una bella qualità. Perchè poi l’attesa aumenta il desiderio. La voglia di capire se quello che stai immaginando, perchè ancora non hai provato, corrisponde alla realtà. Combacia con i tuoi pensieri. Sto percorrendo una strada che porta in un posto bello.

Forse avevano ragione. Se non è ancora successo allora succederà.

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AMORE IN VACANZA

E così sono di nuovo qui.

Le vacanze sono finite. Ho ricominciato il lavoro.

Ma c’è ancora la sensazione di vacanza che mi pervade. Quello stare bene che si può trovare solo con persone fantastiche.

La mia ultima settimana di ferie è andata decisamente bene. Come mi ha scritto qualcuno è andata meglio di quello che avrei mai potuto pensare. Le premesse erano ottime ma c’è stato quel qualcosa in più.

4 amici che vanno a zonzo e che non hanno alcuna aspetattiva se non quella di godersi il sole, l’acqua e il paesaggio brullo ma meraviglioso che offre la Grecia.

Abbiamo visitato l’isola di kos in lungo ed in largo.

Abbiamo riso fino ad avere il mal di pancia.

Abbiamo mangiato come non mai e bevuto pure.

Ballato fino a cadere quasi per terra.

Abbiamo dormito.

Ci siamo abbronzati.

E piano piano sono cresciute e si sono rafforzate delle belle amicizie.

Ed io ho dato un taglio al passato. E pure ai capelli.

Sono quelle vacanze che quando ritorni di senti davvero leggero. E potresti spaccare il mondo.

Quelle che ti lasciano una sensazione di farfalle nello stomaco. E non è Amore. E’ felicità. La felicità che ti fa stare davvero bene.

Era davvero da tanto che non mi sentivo così. Pensavo di essere libera ma forse non lo ero davvero del tutto.

Perchè a volte capita che per dimenticare davvero qualcuno ci serva uno stimolo.

La maggior parte delle volte, la maggior parte delle persone cerca un altro/a persona.

A me è bastata una vacanza.

E tanta felicità.

E così se prima aspettavo l’amore e mi chiedevo dove fosse, e quando mai sarebbe arrivato di nuovo ho scoperto (grazie Topper) che l’Amore per me è appena andato in vacanza.

E ci può restare per il momento perchè io davvero sto bene così.

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ASCOLTANDO I BATTITI DEL MIO CUORE

E’ successo un po’ di tempo fa. Tu ti sei disteso sul mio corpo. Leggero. L’orecchio sinistro appoggiato al petto che ascoltava il battito del mio cuore. Un battito accellerato.

“Mi dispiace se ti ho fatto del male”.

“Non importa”. Ho detto. O forse è solo quello che ho pensato che avrei voluto dire.

Il cervello memorizza le cose cono sono andate davvero o come avremmo voluto che andassero?

Un parte però è successa davvero.

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L’ESSENZIALE

on Air: L’essenziale – Marco Mengoni.

Alla fine qualche canzone l’ho ascoltata. Ma una in particolare mi è rimasta impressa. Quella che sto ascoltando. Sono sempre stata convinta che alcune canzoni piacciono, entrano in testa e non ne escono più perchè colpiscono lo stato d’animo. Quello che ti passa per la testa. Quello che senti.

” Mentre il mondo cade a pezzi, io compongo nuovi spazi e desideri che appartengono anche a te che da sempre sei per me l’essenziale”.

Questa è la mia frase preferita. Me la sento dentro. Ma la modificherei. Solo una parte. Solo un pronome. Per me quel TE è un ME.

Perchè io da sempre sono il mio essenziale. Perchè io sono la parte fondamentale della mia vita.

Quando si dice che bisogna stare bene con se stessi per stare bene anche con gli altri.

Io con me stessa ci sto alla grande adesso. Meglio di prima.

Prima di Diego quello che volevo disperatamente era qualcuno con cui camminare. Qualcuno con cui condividere. Qualcuno con cui stare.

Le cose sono finite. Bene, male. Ho capito che non ha importanza. Che forse sono stata anche esagerata ma il dolore certe volte è difficile da contenere.

Ora è passato. Ora sono felice. Felice perfino di aver provato dolore.

Perchè il dolore ha portato esperienza.

Qualcosa che non avevo mai provato.

Ho capito cosa significa stare con qualcuno.

Ho capito cosa significa essere lasciati.

Ho capito cosa siginifica affrontare l’odio, la rabbia, l’incredulità, la tristezza, la solitudine. Tutti quei sentimenti che ti travolgono come uno tzunami.

Ho capito cosa significa prendere atto di quello che sta succedendo.

Farsene una ragione. Senza dare colpe a nessuno. Perchè in fondo non esiste un vero colpevole.

Ho capito cosa significa reagire. Ho capito che andare avanti dipende solo da noi. Da te. Per quanto una storia possa essere stata lunga, importante, possa essere piena di ricordi significativi ho capito che tutto può essere superato. Che siamo noi che decidiamo quando prendere i remi e darci da fare piuttosto che stare arenati in quello sconfinato pezzo di mare da dove non si riesce a scorgere un punto di approdo. Terra.

Sono tornata la solità me ma sono davvero cresciuta.

Ho imparato qualcosa di nuovo. Un esperienza che volevo fare. Che mi mancava. Siamo fatti per amare qualcuno. Per essere amati. Ma esistono diverse forme di amore. E sono convinta che le persone non siano tutte uguali. Che qualcuno necessiti dell’anima gemella. Del partner della Vita. Del bastone della vecchiaia.

Per altri, per me quello che conta davvero sono gli amici. Quelli veri. La mia famiglia. Non è che l’amore non sia una cosa meravigliosa. Il vero Amore. Quello ricambiato. Quello che si contruisce giorno per giorno. Eppure ho scoperto che vivo bene anche senza. E’ la mia ciliegina sulla torta. Quella che se c’è meglio. Ma se non c’è, la torta è buona uguale.

Mia mamma un giorno mi ha detto: tu non ti sposerai. L’ho guardata e sono stata zitta. Non ho chiesto perchè.

Mi sa che mia  mamma ha ragione anche questa volta. Qualche volta mi è capitato di sognare l’abito bianco ma non è mai stato uno dei desideri che coltivi fin da bambina. Che crescono con te. Non è la prima cosa a cui penso se qualcuno mi chiede cosa sogni.

Un figlio sì. Ma un matrimonio? Anche no. Non è indispensabile. Non è uno dei miei obiettivi.

Io sono a caccia di esperienza. Sono a caccia di emozioni. Sono a caccia di prove da affrontare. Di posti da vedere. Sono a caccia di quelle cose che ti fanno sentire viva. Ma senza che tutto questo dipenda da qualcuno.

Non chiudo le porte e niente e a nessuno. Ma adesso cammino da sola.

E sto componendo davvero nuovi spazi e desideri che appartengono solo a me.

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FOTO

CORTEGGIAMENTO AI TEMPI DI FACEBOOK

Sofia.

Chi è Sofia?

Sofia è la mia ex coinquilina della casa Veneziana dei tempi che definirei ORO dell’Università. Non che non mi piaccia lavorare anzi ma se potessi tornare un po’ indietro, sceglierei quel periodo. Camminare per le calli per arrivare a lezione, ripetere come un cretino a voce alta parole incomprensibili, scrivere su un foglio sempre lo stesso carattere fino a quando non ti si imprime in testa, sì, comunque stavo parlando di Sofia.

Sabato scorso mi è capitato,  mentre stavo cazzeg..ehm curiosando su facebook (dicesi anche farsi gli affari degli altri), di vederla on line e quindi abbiamo iniziato a chiacchierare.

Le ho raccontato le ultime novità e mi ha lasciato un compito per casa: la prossima volta che ci sentiamo mi racconti qualcosa di bello che hai fatto.

Facile! Nonostante il periodo un po’ così domenica sono stata Padova. Papà ha attraversato il confine austriaco per la fiera della auto e quindi ho deciso di approfittarne.

E’ vero che a volte le cose capitano quando meno te lo aspetti. Però a volte capitano e tu vorresti proprio che non capitassero, stare in pace e che la gente non ti rompesse le scatole. Io ero prontissima per affrontare il mio viaggio di ritorno in treno: libro, acqua e pure ipod. E invece no.

Non sono stata per molto tempo fuori dalla piazza, eppure ragazzi a quanto pare il mondo è cambiato perchè io davvero non sapevo che le prime domande da fare quando conosci qualcuno sono:

HAI IL MOROSO? che permettimi, se fossi un bambino di 7 anni andrebbe bene. Poi se ti dico di no rispondimi pure ” Vuoi metterti con me” e ci diamo anche  un bacino per suggellare il patto.

Ma SEI SU FACEBOOK? che forse è un tentativo per conoscere il mio nome e cognome ma se mi chiedi come mi chiamo (e magari lo fai prima di chiedermi se ho il moroso) lo apprezzerei di più, è davvero il massimo!

Non so, sarà che leggo troppi romanzi o vedo troppi film. Sarà che mi hanno cresciuta a pasta e fiabe però vuoi mettere come erano più belle le cose quando ancora non c’erano questi bimbi/minkia che non fanno altro che stare 24 ore su 24 su facebook, twitter e altri siti del genere,  che invece di mandarti un fiore vero direttamente a casa con il corriere e bustina allegata (magari scritto a mano e non prestampato, ma mi accontento anche della stampa, poi non dite che sono difficile) ti mandano un poke o al massimo una cartolina virtuale?

Il nonplusultra comunque è il fatto che questo pare sposato e mi ha anche invitato a cena. Dico pare perchè io certi uomini non li capisco. Mi spiego meglio. Nessuno mette in dubbio che se sei felicemente accasato tu non possa avere delle amicizie femmine ma siamo sinceri, da quando uno su un treno conosce una le chiede il numero di telefono, la invita a cena pensando  di avere trovato LA SUA MIGLIORE AMICA? Vabbè credere alle favole, ma fino ad un certo punto però.

E poi l’altro giorno mi arriva un messaggio:

“ciao federica, sono SALVATORE ti ricordi di me?”e certo che mi ricordo e farò anche presto a dimenticarti. Mai fidarsi di chi scrive il tuo nome in minuscolo e il suo a caratteri CUBITALI!!!!

In effetti era da un po’ che non pensavo all’altro sesso. Però mi sono accorta che non sono cambiata. Non so voi ma io ho sempre creduto nel primo incontro. Non sto parlando di colpo di fulmine. Sto parlando di sensazioni a pelle. Quando incontrate qualcuno nasce quella sensazione interna che dice che sì, quella potrebbe essere una persona con cui andrai d’accordo. Non so come spiegare ma quando incontro qualcuno è come se qualcosa dentro di me si attivasse per darmi un feedback della persona che ho davanti. Quando ho incontrato quella persona sul treno ho pensato che fosse simpatica, ma non è scattato nulla. Anche con D. non è stato amore a prima vista. E’ cresciuto con il tempo, con la condivisione ma avevo quella sensazione positiva.  Non sono una persona facile quando si tratta di uomini. Ci sono state delle persone che mi sono piaciute ma non mi ero mai spinta così in là come ho fatto con lui. Pensavo fosse quello giusto. Mi sbagliavo. Forse sbaglierò ancora. Anzi, sarei felice di sbagliare ancora se si trovassero degli uomini decenti.

Come sono triste, ma dove sono finiti gli uomini di un tempo?